Enig - Mistica
A giudicare dal numero dei commenti, pare che la mia dissertazione sulle relazioni nate - e morte? - in Rete abbia riscosso un discreto successo, permettendomi peraltro di scoprire che i lettori abituali di queste pagine sono più dei due o tre che credevo; quanti siete, quattro, cinque? Comunque, restiamo nel campo a voi - e a me - tanto caro degli amori internettiani.
Va bene, amore è una parola un pò grossa. Non so cosa sia di preciso questo benedetto amore neanche nella realtà tridimensionale - anche se una vaga idea me la sono fatta, ma ne parleremo un'altra volta - figuriamoci se m'azzardo a definirlo in Rete. E allora parliamo di semplice attrazione, o magari perfino di attrazione complessa.
Primo Assioma della Persona Matura: non ci si può sentire attratti da una persona che non hai mai incontrato.
Non si può perché l'attrazione è fatta anche, se non soprattutto, di gestualità, occhiate, inflessioni della voce, tutte cose che in Rete non passano, quindi innamorarsi di - pardon, sentirsi attratti da - una persona conosciuta su Internet e mai incontrata è una cosa da teenager immaturi, una pratica che gli adulti ragionanti non dovrebbero neanche concepire, e bla bla bla.
Ora, pagato il doveroso tributo ai tirannici Dei della Mentalità Concreta, passiamo a occuparci del nostro argomento preferito, cioè l'impossibile.
Proviamo a dimenticarci di assiomi e regolette: chi lo dice che non ci si può sentire attratti da una persona che non hai mai incontrato?
E' come uno di quei disegni cifrati della Settimana Enigmistica, quelli dove devi unire i puntini per formare un'immagine. Solo che, nel caso delle conoscenze internautiche, inevitabilmente alcuni puntini mancano; anche ammettendo che l'interlocutore/trice dall'altra parte del PC sia sincero/a in tutto e per tutto, sapere qual è il colore degli occhi di una persona è ben altro dal saperne riconoscere le espressioni del viso. E allora la fantasia, per chi ce l'ha, provvede a colmare gli spazi vuoti; riflettendoci, più che un disegno cifrato è come uno di quei giochini nei quali devi annerire i settori numerati, ma senza i numeri ad aiutarti. Il risultato finale, per forza di cose, è una sagoma abbondantemente immaginaria della persona con la quale sei in contatto. Un ibrido mitologico, metà realtà e metà bovarismi, nella migliore delle ipotesi.
E allora?
Nella vita - che, chissà perché, in questa sede considero contrapposta alla Rete, come se la Rete stessa non ne fosse parte - l'innamoramento funziona forse in modo diverso? L'amore, pardon, l'attrazione non è sempre, almeno in parte, una forma di autoipnosi? Non è normale che ci si innamori, pardon, invaghisca di quello che abbiamo costruito su una persona, come se non più della persona stessa?
Ah, certo, dalla Rete al reale le percentuali cambiano. Tanto per sparare qualche cifra farlocca, diciamo che la conoscenza diretta lascia uno spazio del 20, 30% alla nostra povera fantasia, mentre su Internet la componente immaginativa si può spingere fino al 50%, e oltre.
Beh.
Io non sono uno di quelli convinti che per ogni individuo ci sia una sola anima gemella sulla faccia del pianeta. Tanto per restare nel campo dei quiz, degli enigmi e dei rompicapi, che sono poi il tema principe di questo blog - si parla di donne, no? - io credo che ogni essere umano sia come il pezzo di un puzzle: ce ne sono solo altri quattro con i quali si può incastrare alla perfezione. Quattro è meglio di uno, ma su una popolazione mondiale di alcuni miliardi di abitanti è comunque molto poco; se poi hai la sfiga di essere un pezzo sul bordo del puzzle, il numero delle tue anime gemelle scende a tre, e non parliamo di quei poveracci agli angoli. Trovare l'altra metà della propria mela - e so di non dire nulla di originale - non è un'impresa da niente.
E se il mio istinto dovesse dirmi che la mia anima gemella è quella che sto leggendo sul mio schermo, io dovrei rinunciare in nome di quei miseri venti o trenta punti percentuali di cui sopra?
Con questo interrogativo vi lascio, cari pochissimi ma fedelissimi lettori. Il Dottor D. va in vacanza, ci vediamo lunedì 7 luglio.
"Vediamo", si fa per dire.
di Dottor D. | 02/07/2003