28/06/2003

La Ragazza di Belzebube

Se siete impressionabili, se siete gente che si spaventa con facilità, vi avviso: smettete di leggere. Quella che sto per raccontare, infatti, è una storia dell'orrore, con tutti i crismi del genere: una furiosa tempesta, un giovane ignaro, una casa che nasconde un terribile segreto. La solita sbobba gotica, direte voi: ma questo non è un racconto di fantasia.
E' una storia vera.
Qualora non vi manchi il coraggio, vi invito a proseguire; ma, attenzione!, lo fate a vostro rischio e pericolo, incauti mortali!

Maggio del 2000.
Lo so, maggio non è il mese più adatto a una storia del terrore; d'altronde, ve l'ho detto, questa è vita vissuta, e la vita vissuta non è mica puntuale e precisa come i film. Magari lo fosse.
Dunque era il maggio del 2000, e io stavo svolgendo il mio sofferto Servizio Civile, un argomento sul quale in futuro dovremo tornare. Nel tempo libero sfogavo le ricche frustrazioni accumulate agli ordini dello Stato evadendo sul pianeta chat, un hobby che ha segnato quasi tutta la mia vita recente; anche su questo argomento, in futuro, dovremo tornare. Comunque; fu proprio in chat che ebbi la ventura - sventura? - di incrociare uno degli esemplari femminili più bizzarri che abbia mai incontrato. Si chiamava E.B., laddove E. è l'iniziale del suo nome, e B. sta per Boh, perché il cognome non me lo ricordo.
Fin dai nostri primi contatti telematici, E.B. si era distinta per quell'eccesso di estroversione tipico di chi non ha tutte le rotelle a posto. Dopo qualche giorno di intenso carteggio informatico, si spinse addirittura a telefonarmi a casa: nel fatto in sè non ci sarebbe nulla di strano, se si esclude il dettaglio che io non le avevo mai dato il mio numero di telefono! Era risalita ai miei dati, come scoprii poi, attraverso alcuni indizi che le avevo involontariamente fornito in sede di chat. Superato un comprensibile stupore inizale, non fui affatto infastidito da quell'intrusione nella mia privacy; anzi, tanto interesse nei miei confronti mi lusingava. Ingenuo come sono, non subodorai i potenziali sviluppi di quel comportamento anomalo; e dire che Attrazione Fatale l'ho visto almeno dieci volte.
E.B. sembrava bramosa di spiccare il balzo dal virtuale al reale, e io non avevo motivo per tirarmi indietro, perciò fissammo un appuntamento. Piacevole sorpresa: E.B. era - ed è, mi auguro - una ragazza assai graziosa, per di più - scusate la notazione non proprio signorile - dotata di un avantreno pettorale straordinariamente sviluppato. Inoltre, gaudio e giubilo, sembrava manifestare una certa simpatia nei miei confronti; a grande - sua - richiesta uscimmo insieme anche la sera successiva, mentre il terzo giorno, mio compleanno, ricevetti la bellezza di undici E-mail d'auguri, tutte sue. A quel punto perfino io, benché ingenuo, cominciai a domandarmi quale fosse l'inevitabile fregatura nascosta dietro a tanta fortuna; del resto non ho visto dieci volte Attrazione Fatale per niente.
Passato il mio compleanno, E.B. salpò per una crociera in compagnia del parentado, e non ci vedemmo nè sentimmo per una settimana. Al suo ritorno ci incontrammo nel luogo che aveva visto nascere i nostri primi palpiti: la chat.
Bentornata, le dissi, quando ci vediamo? Venerdì sera va bene? Andiamo al cinema?
Il cinema, classico luogo da approcci superficiali, mi pareva la sede più adatta per consentire al nostro nascente rapporto di evolversi dal flirt implicito al petting. Ma lei - non riesco a tenere il ritmo delle ragazze d'oggi - era già avanti di parecchie lunghezze.
Venerdì sera va bene, mi disse, ma niente cinema. Vieni a casa mia, che non ci sono i miei.
Perbacco, pensai, che ragazza esplicita. Ok, non furono proprio questi i termini che mi vennero in mente, ma insomma.
Però, precisò lei, bada che in casa mia vedrai cose che ti faranno venir voglia di fare domande, molte domande. Tu passa e taci, non chiedere nulla, non devi sapere. E' per il tuo bene. D'accordo?
Mi lasciò con queste enigmatiche raccomandazioni. Era mercoledì, quindi a venerdì mancavano - ditelo voi; esatto - due giorni; furono due dei giorni più lunghi della mia vita. Le parole misteriose di E.B. avrebbero suscitato dubbi e preoccupazioni in chiunque, figuriamoci nel campione del mondo di impressionabilità, che nel dettaglio sono io. Raccontai tutto ai miei amici, che a seconda della maggiore o minore propensione ai voli fantastici si divisero in tre scuole di pensiero.
1) La famiglia di E.B. tiene in casa qualcosa di illegale, tipo merce rubata, o schiavi minorenni. Consiglio: fattela, e se arriva la polizia dì che non ne sapevi nulla.
2) E.B. fa parte di una setta satanica, e ha la casa piena di teste di caprone mozzate e crocefissi rovesciati. E' plausibile che ti chieda di accoppiarsi con lei sopra un altare sconsacrato cosparso di feci umane; chissà, magari ti piace. Consiglio: portati un oggetto contundente, nel caso che provi a sacrificarti al dio Baal.
3) Come nelle leggende metropolitane, è una trappola: E.B. funge da esca, appena metti piede in casa ti ritroverai un batuffolo imbevuto di cloroformio premuto contro la faccia. Ti risveglierai in un vicolo con un rene in meno. Consiglio: non ci andare.
Forse, se fossi una persona dotata di buon senso, non ci sarei andato sul serio. Ma siccome la curiosità e, soprattutto, la lussuria sono più potenti della prudenza, decisi di avventurarmi nella dimora del mistero.
Qualche riga più su ho scritto che la vita e il cinema rispondono a regole diverse; devo ammettere, tuttavia, che a volte sembrano camminare di pari passo. La notte in cui mi recai a casa di E.B., giuro!, infuriava un terrificante temporale, con tanto di fulmini vividi che squarciavano il cielo. Ci mancava solo il contorno di ululati lupini, o forse c'era e l'ho rimosso. Non era proprio un clima incoraggiante, ma tirai dritto per la mia strada. La prossima volta che vedrete un film dell'orrore nel quale il protagonista fa qualcosa di palesemente stupido in barba agli evidenti segnali di pericolo, tipo scendere solo e disarmato in quella cantina dalla quale provengono ruggiti animaleschi, beh, ricordatevi di questa storia.
Arrivai, infine, di fronte al portone di E.B.
Suonai il campanello. Fece DRIIIN e non AAARGH: già meglio del previsto.
E.B. venne ad aprire. Ancora, come due giorni prima, mi ritrovai a pensare perbacco, che ragazza esplicita; non proprio in questi termini, ovviamente.
Non era vestita. Non dico che fosse proprio nuda, eh! Ma la roba che aveva addosso - quella vestaglietta da camera e quella specie di babydoll - era troppo trasparente per adattarsi alla definizione di "vestiti". Rientrava più che altro nella categoria "carta da regalo", laddove lei era il regalo incartato e io il destinatario. Dopo aver raccolto i miei bulbi oculari da terra, la fissai incredulo.
Non meravigliatevi se vi dico che, in una situazione del genere, non gioii ma presi seriamente a preoccuparmi. Queste cose non succedono nella realtà, pensai; nel mondo reale non succede che una bella ragazza si presenti seminuda a un tizio che conosce appena. Queste cose succedono solo nei film, per l'esattezza in due categorie di film: i porno e gli horror. Augurandomi di essere finito in un porno, ma temendo di essere in un horror, entrai in casa.
Mi guardai intorno, in cerca delle stranezze che mi erano state preannunciate, ma non notai nulla di anomalo: sembrava un appartamento normalissimo. Unica bizzarria, a voler proprio fare i pignoli: per essere l'abitazione di una famiglia numerosa e benestante, come quella che E.B. dichiarava di avere alle spalle, aveva l'aria di un posto un pò troppo umile e angusto. Ma preferii sorvolare, avevo ben altro su cui concentrarmi.
E.B. disse di aver affittato una videocassetta, ma cominciai a sospettare che fosse solo un pretesto quando scoprii che aveva spostato televisore e videoregistratore in camera da letto. Le mie paure montavano sempre più veloci e numerose: non c'è ragazza sulla faccia della Terra che si conceda in modo così rapido e sfacciato. Doveva esserci dietro qualcosa... Qualcosa di pessimo.
Ci sdraiammo sul lettone matrimoniale e avviammo il videoregistratore. Il film, per inciso, era The Game: la storia di un uomo che viene a trovarsi al centro di un intrigo pazzesco del quale non sono chiari gli scopi e gli organizzatori. Niente di più adatto a quella situazione.
A pochi minuti dall'inizio del film, E.B. disse di avere una cosuccia da fare e si allontanò per un istante. Ecco, pensai, questo è il punto nel quale la vicenda prende la sua svolta horror: adesso lei torna con un'accetta e mi fa a pezzi come una comparsa qualsiasi, senza lasciarmi il tempo di una battuta d'addio. Fortunatamente non accadde nulla di tutto questo: E.B. era solo andata a dare da mangiare al suo cane, nella stanza a fianco. Tornò a sdraiarsi vicino a me, florida e desnuda quanto prima.
A quel punto, decisi che forse non c'erano trappole in vista, forse la Dea dell'Amore mi aveva sorriso per davvero, forse dopotutto quello non era un film horror ma un autentico porno. D'altronde ero nello stesso letto con una bella ragazza in tenuta adamitica, e mi ci aveva invitato lei; non sarò bravissimo a cogliere le finezze e i sottointesi del linguaggio femminile, ma mi sembrava che la fanciulla avesse espresso le sue intenzioni in modo inequivocabile. Perciò feci qualcosa che non rientra decisamente nelle mie abitudini: mi gettai alle spalle gli indugi.
E la baciai.
O almeno ci provai. Lei non oppose resistenza, ma mantenne le labbra ben serrate.
La scrutai con occhi tanto interrogativi che lei dovette rendersi conto della mia confusione senza che io aprissi bocca.
E' ora che ti spieghi alcune cose, mi disse.
E mi spiegò alcune cose.
Mi spiegò che m'aveva mentito; che in quella casa, la cui modestia in effetti non aveva mancato di stupirmi, lei non viveva con i suoi genitori, ma con il suo ragazzo. Disse che non l'amava più da tempo, ma non aveva la forza di lasciarlo; disse che mentre lui era fuori città si era illusa di poterlo tradire - con me, s'intende - ma all'ultimo secondo s'era accorta che le mancava il coraggio.
Fu allora che capii. Quello non era un film horror, e neanche un porno: era un film dei Vanzina, di quelli col marito nerboruto che torna a casa in anticipo e becca la moglie a letto con l'amante, che di norma è Boldi o De Sica, ma in quel caso ero io. Onde evitare simili spiacevolezze, anche considerando che ormai E.B. era chiusa a ogni tentativo di approccio erotico, uscii subito dalla casa dei misteri e non vi feci più ritorno.
Che delusione, però. Credevo che E.B. fosse una sacerdotessa di Satana, o una trafficante d'organi, o un'assassina psicopatica.
E invece era solo una donna. di Dottor D. | 28/06/2003
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