09/07/2003

Il Dottor D. Contro il Mostro della Laguna Blu

Continua la narrazione delle mie vicende sentimentali più orrorifiche. Avete presente quei film degli anni '50 nei quali mostri di gomma, dalle schiene adorne di incongrue cerniere, rapivano regolarmente bellezze mozzafiato in bikini, non si sa a quale scopo? Spostate l'ambientazione da una fetida palude a una Laguna Blu degna di Brooke Shields, sostituite il tizio in costume da mostro con un vero, autentico, lovecraftiano essere degli abissi e avrete una vaga idea di quel che state per leggere.
Lo confesso, è una storia nella quale le donne c'entrano solo tangenzialmente; ma serve a introdurre luoghi e panorami che in seguito, vedrete, assumeranno un rilievo notevole su queste pagine.

Dal 1996 all'anno scorso sono stato in vacanza nello stesso posto, ossia sulle spiagge dorate del Gargano, in Puglia. Nel 1997 capitò che, durante la mia annuale villeggiatura in loco, io mi invaghissi di una bella ragazza napoletana.
Che fosse napoletana l'avevo dedotto dall'accento, perché in realtà non avevo mai trovato il coraggio di abbordarla. Una sera, verso le sette, stavo passeggiando sulla spiaggia con una mia amica, quando scorsi l'avvenente partenopea che si immergeva in mare tutta sola; siccome anch'io, malgrado le apparenze, sono animato da istinti predatori come gli altri maschietti, decisi di sfruttare la ghiotta occasione. Mi infilai nell'acqua e, mentre nella mia testa risuonava il refrain de Lo Squalo, puntai dritto verso la fanciulla campana. Ma a dieci metri scarsi dall'obiettivo la Natura matrigna di leopardiana memoria ci mise lo zampino; anzi, la pinna.
Sapete cos'è la tracina? E' un piccolo figlio di scorfana che vive sui fondali marini, un pescetto lungo pochi centimetri con una pinnuccia irta di micidiali aculei sul dorso. L'orrida bestia, più nota come pesceragno, è solita infossarsi sotto la sabbia del fondo e colpire alla pianta del piede i malaugurati che hanno la sfortuna di calpestarla, iniettando loro una modica quantità di veleno. Tale iniezione, letale per gli animali di taglia modesta, non è comunque piacevole neanche per noi grossi primati; è cagione di fitte acutissime e durature, non dissimili da quelle che accompagnano un attacco di crampi.
Ora, bisogna premettere che mio padre, nel corso della sua vita, è stato colpito per ben tre volte dalla tracina, volgarmente detta pesceragno. Quand'ero bambino ricordo che si era addirittura spinto a entrare in mare indossando apposite scarpette protettive di gomma: tale era il suo terrore nei confronti dei terribili pesciolini. Ebbene, ci dev'essere una maledizione ittica che perseguita la nostra famiglia, perché anch'io, mentre caricavo lancia in resta la bella napoletana, fui punto da un pesceragno.
Dimenticai istantaneamente i miei intenti erotico - sentimentali e schizzai fuori dall'acqua, attribuendo ad alta voce caratteristiche suine a Nostro Signore (non so se mi spiego). Tra gli sguardi interrogativi della mia amica, che era rimasta all'asciutto e non aveva capito cosa stesse succedendo, cominciai a ficcare nella sabbia il piede ferito. Mi avevano detto, infatti, che per annullare l'effetto del veleno bisogna infilare la parte del corpo urticata nella sabbia; ma non avevano precisato che la sabbia dev'essere bollente. A quell'ora la spiaggia era gelida, perciò continuai per almeno un quarto d'ora a sottopormi a quelle inutili sabbiature, mentre il dolore mi dilaniava, le più orride bestemmie mi risalivano lungo la gola e la mia amica, quella deficiente, sghignazzava convinta che scherzassi.
Dopo quindici minuti di supplizio mi decisi a raggiungere il Pronto Soccorso locale, dove mi accolse un eroico medico che fu capace soltanto di constatare la fine del proprio orario di lavoro; quindi se ne andò e mi abbandonò al mio destino. Per fortuna - ammesso che in questa vicenda si possa parlare di fortuna - l'effetto del veleno decadde da solo di lì a poco. In ogni caso non vidi mai più la ragazza napoletana. E questa è l'esperienza più erotica che mi sia mai capitata in vacanza.
Per la cronaca, l'anno dopo fui punto ancora dal pesceragno, ma a mezzogiorno, perciò la sabbia calda mi aiutò a lenire il dolore. Sono comunque convinto che il pesceragno che ha beccato me e mio padre sia sempre lo stesso: una specie di Moby Dick in miniatura che perseguita la nostra stirpe. Avvertirò i miei figli del pericolo, ammesso che, malgrado la cronica scalogna, io riesca a trovare moglie e a riprodurmi.
di Dottor D. at 16:21:14 7 Commenti