07/07/2003
Il Dottor D. Contro la Donna Serpente
Com'è che, raccontando i miei trascorsi col genere femminile, il discorso assume spesso una venatura vagamente horror? A pensarci bene, è meno strano di quel che potrebbe sembrare...Dopo il gotico urbano di La Ragazza di Belzebube, oggi ci occuperemo di una vicenda a base di orribili e cronenberghiane metamorfosi fisiche. Parleremo di creature dalla doppia natura, umana e rettile insieme - mi riferisco ovviamente alle donne - e di altre creature che di umano non hanno proprio niente, cioè i teenager.
Saltate sulla macchina del tempo: dobbiamo tornare indietro di dieci anni, quando il Dottor D. non era ancora un dottore ma solo un ragazzino inesperto, mentre oggi è notoriamente un adulto inesperto.
Il più grande amore della mia vita si è consumato quando ero al liceo.
Ho scritto "si è consumato"? Sbagliato, sbagliatissimo: non si è consumato affatto, dal momento che si trattava di un amore unilaterale. L'oggetto dei miei desideri frustrati era una mia compagna di classe, che per motivi di privacy chiameremo C. B.; una fanciulla dall'avvenenza non comune. Non che fosse perfetta: brutte gambe - ma chi se ne frega delle gambe! - e un viso più particolare che bello - e chi se ne frega del viso! In compenso poteva contare su, ehm, una terza misura a dir poco scultorea, su un incredibile vitino da vespa e, soprattutto, su uno spettacolari terga da statua greca. Inoltre, benché non fosse proprio una cima - ma chi se ne frega del cervello! - nè una ragazza particolarmente affascinante - e chi se ne frega del fascino! - C. B. aveva quel minimo sindacale di malizia del quale viene dotata ogni donna alla nascita; pertanto provvedeva sempre a indossare jeans epidermici e magliettine di due taglie più strette del dovuto, oppure vestitini corti con scollature abissali.
Insomma, era roba da vietare ai cardiopatici.
Va da sè che tutti gli studenti maschi e eterosessuali della scuola - ce n'erano pochi di entrambe le categorie, era un liceo classico - versavano ettolitri di saliva al passaggio di C. B., e anche alcuni professori non erano affatto insensibili alle sue prominenti attrattive. Ma il presidente del fan club di C. B., modestia a parte, ero io.
Dire che per tre anni le sono andato dietro sarebbe impreciso e riduttivo; per tre anni, piuttosto, l'ho adorata e servita con devozione. Lei, che non si filava troppo neanche i ragazzi più cool della scuola, considerava a malapena l'esistenza di uno sfigato da competizione come me. Si degnava di sillabare il mio nome per un solo motivo: le ero utile. Io, siccome sono un pò scemo, consideravo un onore pagarle la merenda al bar tutti i giorni, e ritenevo che fosse un'attività ad alto voltaggio erotico dettarle quotidianamente i compiti per telefono. In fondo al cuore - e a un altro organo che non cito per decenza - ero convinto che prima o poi la stupenda C. B. avrebbe ricambiato la mia dedizione. In natura.
Non avevo tutti i torti.
Fine del liceo, si avvicinano gli esami di maturità: C. B. viene a studiare a casa mia tutti i pomeriggi. Insofferente all'immobilità, durante i ripassi la ragazza si siede per terra, si sdraia, cambia posizione di continuo, consentendomi di ammirarla da ogni latitudine. Concentrarmi sui testi mi risulta comprensibilmente difficile. Ridefinisco il concetto di "lavorare duro".
Ad un tratto, tra un canto di Dante e l'altro, le ricercatissime labbra della fanciulla compongono una frase che minaccia l'integrità delle mie coronarie: "Fammi un massaggio."
"Finalmente!" penso, mentre un'orchestra di centodue elementi attacca con l'Inno alla Gioia di Beethoven dentro la mia testa. Dopo tre interminabili anni di attese, speranze e voyeurismo nelle ore di ginnastica, sto per entrare in contatto fisico con la regina dei miei sogni notturni. E che contatto: un massaggio, il primo gradino nella scala dell'intimità più torrida. In fase di sullucchero ascendente, pregusto quel tastamento che immagino paradisiaco. Sotto le mie incredule pupille C. B. si scopre le spalle e me le offre: qualche secondo di stretching ai polpastrelli per ottimizzare la prestazione e via, mi butto a capofitto su quelle carni tanto bramate. Ma la delusione, tanto per cambiare, è in agguato.
C. B., appassionata di escursionismo, ha appena trascorso un weekend in montagna dove si è abbrustolita al sole come una salsiccia sul fuoco. La pelle, che ha già cominciato a desquamarsi, cede sotto la pressione delle mie dita e si stacca a pezzi, tipo serpente durante la muta: il tasteggiamento che ho aspettato per un triennio finisce col suscitarmi solo ribrezzo. In quel preciso istante l'incantesimo si spezza, C. B. perde ogni ascendente su di me e io vengo proiettato di forza fuori dall'adolescenza.
Mi capita ancora di incontrare per strada C. B., che vive qui nei paraggi. E' fidanzata con un ingegnere, lavora come cameriera, sta per laurearsi ed è più bella adesso di quando aveva diciannove anni. Ma ogni volta che la rivedo non posso fare a meno di pensare al serpente che cambia la pelle, e rabbrividisco.
di Dottor D. at 16:01:02
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