30/06/2003

I Dolori del Giovane Server

Qualcuno di voi lettori - quanti siete? Due? Tre? Esagero? - potrebbe pensare che la disavventura con E.B. abbia avuto l'effetto di rendermi sospettoso nei confronti della gente conosciuta in Rete. Falso, falsissimo: per chi mi avete preso, per una di quelle noiose persone che imparano dai loro errori?
Non che conoscere gente in Rete, di per sè, sia un'attività poco salutare, come invece vorrebbe il più allarmista dei luoghi comuni. Bazzico chat e forum telematici da più di un lustro, intreccio rapporti più o meno duraturi con altri utenti internettiani da altrettanto tempo e finora il fatidico serial killer in cerca di vittime via Internet non m'è ancora capitato. Anzi, in parecchie occasioni devo ammettere che gli individui saltati fuori dalla Rete si sono dimostrati straordinariamente in gamba; almeno un paio di loro sono entrati a far parte in pianta stabile del mio parco amicizie, e ce ne sono molti di più che frequenterei assai volentieri, se non ci fosse di mezzo la geografia. Tanto per citare un film che va forte in questo periodo, a volte ho la sensazione che la Rete raccolga tutta la meglio gioventù del nostro paese.
Ma qualora decidiate di cercare l'amore via modem, state attenti. State molto, molto attenti.
Intendiamoci, a questo mondo tutto è possibile. Conosco anche coppie felici nate grazie a una connessione galeotta; coppie che magari s'accingono a convolare a giuste nozze, e devono il fausto incontro a qualche fatidico chattaggio, o al newsgroup del destino. Ma per quanto mi dice la mia esperienza personale - che, me ne rendo conto, potrebbe non essere affatto significativa -trovare l'anima gemella online è un'eventualità piuttosto improbabile.
Molto più probabile, quindi, di trovare l'anima gemella nella realtà.
Per quelli come me, sentimentalmente parlando, la Rete è una manna. Tempo fa s'era parlato di un sistema che consentisse di trasmettere via Internet gli odori, ma poi non se ne fece niente; per fortuna. Ve l'ho detto, no? Il mio corpo non produce testosterone, e le donne se ne accorgono all'olfatto. Non è un caso che le mie quotazioni salgano vertiginosamente in Rete, dove - almeno per il momento, e speriamo a lungo - gli odori non si sentono. In effetti, se ripenso agli ultimi anni, mi rendo conto che la quasi totalità delle mie vicende amorose ha avuto origine dietro lo schermo del PC; non saprei dirvi se sia un bene o un male. Di certo so che nessuna di esse è stata una storia a lieto fine.

Vi ho promesso che su queste pagine mi atterrò in modo rigoroso alla verità, tutta la verità, nient'altro che la verità; ma non vi ho mai promesso che vi avrei raccontato tutto. In particolare preferisco sorvolare su quel che riguarda il presente, non foss'altro che per completezza; quando racconto una storia preferisco conoscerne già la conclusione. Lascerò quindi un alone di mistero - non simulate distacco, vi sento bruciare di curiosità fin da qui, cari due o tre lettori - sui miei cyberinnamoramenti in corso; parliamo, piuttosto, del passato prossimo.
Parliamone.
Nel novero delle mie conquiste telematiche - wow, detto così sembra che siano migliaia - merita almeno una menzione M.V., incrociata proprio tra i meandri della Rete. Lei abitava, e abita, a notevole distanza da Milano, roba da quattro ore di treno; in occasione di una sua trasferta lombarda la ospitai a casa mia e, insomma, si sa cosa succede a mettere la paglia troppo vicino al fuoco, perfino se il fuoco sono io. Durante il nostro primo incontro ci limitammo alle reciproche esplorazioni orali, peraltro frenate, perché M.V. era rosa dai sensi di colpa in quanto non single. Figuratevi la mia sorpresa quando mi rivelò che il mio rivale in amore era una rivale: M.V. era, ed è, una di quelle persone alle quali piace saltellare ora su una sponda, ora sull'altra.
In seguito M.V. decise di lasciarsi alle spalle la sua - mi fa ancora impressione scriverlo - fidanzata, o forse si lasciò alle spalle solo i sensi di colpa, o entrambe le cose; non che per me facesse qualche differenza. Compatibilmente con le quattro ore di treno di cui sopra, iniziammo a vederci con relativa frequenza: per motivi logistici - carenza di alcove disponibili, soprattutto - eravamo costretti a limitarci alle succitate esplorazioni orali, ma bisogna ammettere che M.V. faceva il possibile per rendere la cosa interessante. Avevo l'impressione - magari assurda, per carità - che fosse molto più attratta dal mio corpo fisico che da me, e questo mi esaltava da morire. Per la prima - unica? - volta nella mia vita mi sentivo trattato da uomo oggetto: una sensazione fantasmagorica, checchè se ne dica.
Ma le cose belle, purtroppo, non durano mai, e neanche io duro granché: fu questo a causare la fine del sodalizio tra me e M.V. Quando finalmente, dopo mesi di pomiciate in luoghi pubblici, riuscimmo ad appartarci e ad azzardare una puntata nel territorio del sesso completo, sorsero - diciamo così - dei problemi tecnici. Per ricorrere a una sottile metafora cinematografica, non ci fu verso di far decollare la trama; e questo malgrado l'innegabile impegno dell'attrice principale. Dai, cosa vi aspettate da uno che non produce testosterone?
Da quel giorno M.V. - che in precedenza si era sperticata in dichiarazioni d'amore quasi imbarazzanti - sparì nel nulla; dev'essere questa la famosa sensibilità delle donne. E dev'essere questo il motivo per cui la gente preferisce essere apprezzata più per il proprio carattere che per il proprio aspetto.
Okkey, si stava discutendo di storie internettiane, e in questa storia Internet c'entrava proprio poco, era giusto uno spunto iniziale. Ma mi è successo anche di vivere una love story - non ridete, per favore - interamente in Rete, dal principio all'epilogo, senza che io e lei arrivassimo mai a incontrarci; al massimo, qualche telefonata. Più di qualche, a dire il vero.
Non c'è molto da raccontare perché fu una relazione abbastanza classica, fin dagli esordi; un ragazzo e una ragazza si incontrano in piazza - una piazza virtuale, in questo caso - e prendono a frequentarsi. I primi tempi è un gioco, una cosa scherzosa; poi diventa scherzosamente romantica; poi uno dei due - in questo caso lei - confessa all'altro, magari per lettera - in questo caso una mail - che quella cosa scherzosamente romantica è diventata romanticamente seria; seguono tentennamenti, frasi non dette, attriti, incomprensioni; quindi la rovina, il distacco definitivo, la freddezza reciproca, l'odio eterno. Una storia come mille, insomma. L'unica anomalia è che, per l'appunto, tutto si è svolto via cavo: molto futuristico, molto postmoderno. Non ho mai neanche visto la sua faccia: s'è sempre rifiutata di spedirmi una fotografia, e la distanza abissale che ci separava - altro che quattro ore di treno - ci ha impedito di superare la soglia della virtualità.
Vi sembra una vicenda grottesca?
L'aspetto più grottesco, secondo me, è che di molte mie ex fidanzate - di tutte, a dire il vero - non m'importa neanche se sono vive o morte. Mentre capita, e non di rado, che di questa persona della quale non conosco le fattezze, di questa persona che per me non è mai stata niente di più di una voce al telefono e di un flusso di dati, di questa persona capita che io senta la mancanza.
di Dottor D. at 23:47:41 15 Commenti