22/06/2003
La Diseducazione Sentimentale
I genitori - in buona fede, per carità - raccontano un sacco di balle ai loro figli. Ai bambini che hanno paura del buio, ad esempio, dicono che i mostri non esistono. I bambini ci credono, poi crescono, e scoprono in modo traumatico che la verità è un'altra.Anche i miei genitori - sempre in buona fede, per carità - mi hanno raccontato un sacco di balle. Una volta, quand'ero bambino - cioè, un po’ più bambino di adesso - mi hanno portato a Gardaland. Era estate, avevo sete, sono entrato in bagno a bere da un rubinetto. L'acqua era ferrosa: un saporaccio, di quelli che rimangono in bocca e sembra che non se ne vadano mai. Ma i miei mi hanno assicurato che, col tempo, se ne sarebbe andato.
E invece.
Le balle più grosse - ancora, per carità, in buona fede - sono quelle che mi ha raccontato mia madre sulle donne.
Sentite questa.
Ho una cugina che, fino a quando non ha scoperto le gioie della monogamia, è stata un'accanita discotecara. Il tipo di ragazza che, per intenderci, a diciott'anni usciva di casa tutti i sabati sera per rientrare a mezzogiorno dell'indomani.
Non abbiamo mai avuto molto in comune.
Prima di raggiungere la maggiore età, questa mia cugina si limitava alle domeniche pomeriggio in discoteca, com'era - e forse è ancora, non sono informato - usanza comune tra i teenager. Occasionalmente, in ossequio al nostro legame di sangue, la cuginetta s'azzardava a portarmi con sè. In genere, a cinque minuti dal nostro ingresso nel locale, lei e le sue amiche si imboscavano a limonare con qualche tamarro agghiacciante; io vagavo da solo nel buio della sala per le due ore successive.
A dirla tutta, non è che mi divertissi tanto.
In una di queste imbarazzanti occasioni - avrò avuto quattordici anni - mi capitò di vincere alla lotteria; fuor di metafora, mentre mi aggiravo solitario come un Amleto stroboscopico - o, a scelta, come un povero pirla - fui abbordato da una sconosciuta. Era una tamarrina supertruccata con un look tra lo sconcio e il ridicolo; una di quelle coattelle di periferia che io, da fine ginnasiale qual ero, ufficialmente guardavo con sufficienza, ma che in realtà mi sognavo la notte. Probabile che mi avesse abbordato non spinta da sincera attrazione, ma soltanto perché io e lei, nel perimetro della discoteca, eravamo tra i pochissimi non ancora impegnati in attività slinguacciatorie; a guardarsi intorno, in effetti, sembrava di essere sul set di un Eyes Wide Shut ante litteram per minorenni, con il sottoscritto nel ruolo di un Tom Cruise sfigato e mentecatto.
Comunque, quali che fossero le sue ragioni, la tamarretta m'abbordò. In certi ambienti e in certe situazioni le parole - purtroppo - non servono; la maranzoide puntò dritta su di me, si avvicinò oltre la soglia del potenziale equivoco e si produsse in una serie di movenze che, almeno in teoria, avrebbero dovuto essere seducenti.
Adesso, magari, vorreste sapere cosa feci io.
Beh, non feci niente.
Tale fu lo shock, tale fu l'emozione per quell'evento anomalo, per quella pesca miracolosa, per quell'inaspettata fortuna piovuta dal cielo che rimasi immobile, fermo sul posto, a fissare con occhi increduli la ninfetta lisergica. Potrei giustificarmi scrivendo che ero molto giovane e molto, molto inesperto, ma so che sarebbe una falsa giustificazione. L'unica e sacrosanta verità è che sono e sono sempre stato un tipo molto, molto, molto lento, mentre le occasioni della vita corrono più veloci di Road Runner.
Perfino la più sfacciata e esplicita delle tamarrucole pretende, giustamente, che il partner manifesti un minimo di iniziativa. Dal momento che dopo alcune decine di secondi non m'ero ancora deciso a estroflettere i tentacoli, la mia aspirante limonatrice decise - altrettanto giustamente - che non valeva la pena di insistere. Ergo veleggiò verso lidi più soddisfacenti e mi lasciò alla mia solitudine di Amleto stroboscopico o, a scelta, di povero pirla.
Tornai a casa col cranio trivellato dal rimpianto per l'opportunità perduta, una sensazione che negli anni a venire sarebbe tornata a farmi visita spesso. Mia madre mi strappò al nodo scorsoio raccontandomi che sì, stavolta era andata male, ma chissà quante altre chance simili avrei avuto nel corso della mia vita.
Sono tornato in discoteca migliaia di volte da allora, fortunatamente senza mia cugina e non di pomeriggio; non m’è mai più successo niente di simile. L'ennesima balla da genitori; in buona fede, s'intende.
Fu sempre mia madre a raccontarmi un'altra balla a tema, un annetto dopo. Davanti alle mie evidenti difficoltà nell'interagire col sesso debole, la mamma mi assicurò che alla mia età era normale avere problemi con le ragazze, e che le cose sarebbero cambiate in meglio quando fossi diventato grande.
Ho compiuto ventotto anni da un mese e un giorno, ma delle donne non so ancora niente.
O quasi.
Non ho mai avuto un gran successo in amore. Credo che abbia a che fare con la chimica del mio sangue; una serie di indizi comportamentali mi porta a sospettare che il mio fisico produca meno testosterone del dovuto. Le donne, a naso, queste cose le percepiscono.
L'aspetto positivo - se così vogliamo definirlo - di questa mia disfunzione chimica è che le femmine hanno la singolare - e un po’ umiliante - tendenza a considerarmi come una di loro. Mi lasciano entrare senza resistenze nelle loro cerchie esclusive, mi consentono di assistere ai loro riti segreti e se ci provo - quando ci provo - reagiscono come se fosse un'assurdità. Se il paragone non rischiasse di risultare offensivo, direi che in un certo senso io sto alle donne come Dian Fossey stava ai gorilla.
Penso, paradossalmente, che il mio ruolo di osservatore esterno mi abbia fruttato una competenza in materia muliebre superiore a quella di molti uomini. D'altronde si dice che o ami le donne o le capisci; a me piacerebbe amarle, ma loro insistono perché le capisca.
E mica sempre ci riesco. Anzi.
Su queste pagine troverete aneddoti, considerazioni, liberi flussi di coscienza riguardanti il rapporto tra chi scrive e l'altra metà del cielo, nella speranza che tutto questo possa risultare interessante o addirittura utile per qualcuno. Siccome io non sono né vostro padre né vostra madre, qui non troverete balle, né in buona né in cattiva fede, ma solo storie vere.
Che non significa necessariamente verosimili.
di Dottor D. at 12:56:51
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